La storia del comitato per l'indipendenza del friuli del 2014

La storia del comitato per l'indipendenza del friuli del 2014

Nell’ottobre del 2014, sul sito Plebiscitofriulano.eu e su una fanpage di Facebook, è stata attivata una piattaforma di voto per l’indipendenza friulana. L’iniziativa, indetta dal Comitato Referendario per l’indipendenza del Friuli, che comprende le associazioni “Res pubbliche furlane” e “Parlamento furlan”, era nata con l’intenzione di avviare, in maniera pacifica e legale, il processo di autodeterminazione del popolo friulano. Il Comitato friulano, che si era autodefinito apartitico e trasversale, si era riunito per la prima volta il 3 aprile 2014, in occasione della festa della Patria del Friuli, per delineare scopi e modalità del referendum. Obiettivo, quello di realizzare una consultazione popolare per capire il parere dei friulani in merito all’indipendenza del Friuli dalla Venezia Giulia e alla posizione della regione nel contesto europeo e internazionale.

Logo del comitato

Sulla scia dell’ondata separatista arrivata in Europa con il referendum scozzese e ispirato ai movimenti indipendentisti della Lega Nord, il Comitato per l’indipendenza del Friuli ha voluto lanciare questo web referendum. Così, dopo il Veneto, anche al Friuli è toccato esprimere online il suo parere con un clic, per tutta la durata del mese di ottobre 2014. L’area interessata comprende le province di Udine, Pordenone e Gorizia, escludendo i triestini, che fanno parte della Venezia Giulia. Inclusi invece i friulani residenti all’estero, e addirittura quei centri del Veneto e quei comuni sloveni che un tempo appartenevano al Friuli storico. Chiaro segno di nostalgia della gloria passata che vuole riportare in vita la vecchia Patria del Friuli, esistita per quasi quattro secoli.

Gli obiettivi del Comitato.

Sulla pagina del social network domina il simbolo scelto dal comitato, un logo blu con i colori della bandiera del Friuli, su cui spicca l’aquila in oro su fondo rosso, insieme all’hashtag #plebiscitofriulano. Le ragioni dell’indipendenza sono diverse. In primis quella di creare uno stato snello, leggero e poco costoso, ispirato ai modelli di stati più efficienti al mondo. L’indipendenza permetterebbe di trattenere tutto il denaro in Friuli senza mandarlo a Roma, consentendo automaticamente una tassazione più molto bassa. Questo garantirebbe una notevole agevolazione fiscale non solo per cittadini, piccole, medie e grandi imprese, ma anche per potenziali investitori che così porterebbero ricchezza allo Stato. Tutti questi fattori permetterebbero lo sviluppo di uno Stato all’avanguardia, non solo dal punto di vista politico ed economico, ma anche a livello informatico e tecnologico.

L’esito del web-referendum.

Qualora i sì avessero superato i no, i promotori del referendum, le associazioni culturali “Res publiche furlane” e “Parlamento furlan” si sarebbero attivate presso l’Onu per approfondire gli aspetti giuridici su come ottenere l’indipendenza. E in effetti, dopo un mese di consultazioni, concluse il 31 ottobre, i sì riportarono una netta e schiacciante vittoria sui no: l’85 per cento dei votanti si espresse favorevolmente all’indipendenza, l’8 per cento diede un voto negativo, mentre il 7 per cento si astenne.

Peccato che votò solo l’1 per cento dei friulani, con un’affluenza bassissima che non raggiunse nemmeno i 7 mila voti.

Considerando le aspettative iniziali di 200 mila votanti, il referendum per l’indipendenza del Friuli si è quindi dimostrato un mezzo flop, probabilmente avvenuto a causa di un mancato coinvolgimento della popolazione con una campagna pubblicitaria adeguata.

La strada in salita verso l’indipendenza.

Tuttavia, i membri del comitato non si arrendono di certo, ma anzi seguono la loro strada con una serie di iniziative e progetti futuri. Dalla scelta dell’inno degli indipendentisti “Friul, Friul, la patria mia”, alla futura creazione di un database di prodotti tipici friulani per salvaguardare e sostenere l’economia del territorio. Si muovono inoltre i primi passi per l’elezione di un parlamento che restauri i fasti dell’antico Patriarcato di Aquileia, e che sarà itinerante e finanziato solo da fondi privati. In seguito all’approvazione di uno statuto con 18 articoli, sono state avviate le candidature per l’elezione dei 72 rappresentanti dei 24 mandamenti territoriali che formeranno il Parlamento Friulano. Il compito del Parlamento sarà quello di cercare soluzioni legali, democratiche e pacifiche per ottenere l’indipendenza del Friuli. Il comitato referendario si è già riunito in diverse occasioni per scrivere lo statuto dell’associazione. Obiettivo: il conseguimento dell’indipendenza del Friuli dall’Italia e l’istituzione della Republica del Friuli, la Res Publica Furlane. Come affermato da Adriano Biason, uno dei promotori della consultazione, il referendum sarà ripetuto di anno in anno, non più via web, ma tramite le urne, secondo i modelli delle primarie. In questo modo si potranno raggiungere le fasce più anziane della popolazione.